giovedì 14 gennaio 2021

Porta Cremona


Fonte: Google maps

Indirizzo: Piazza Pietro Zaninelli (Nel centro abitato, isolato) - Lodi (LO)

Tipologia generale: infrastrutture e impianti

Tipologia specifica: porta

Epoca di costruzione: 1790 - 1792

Autori: Dossena Antonio, rifacimento; Botelli Giovanni, costruzione; Rossi Giovanni Maria, costruzione

Uso attuale: intero bene: porta d'ingresso alla città

Uso storico: intero bene: porta d'ingresso alla città

Condizione giuridica: proprietà Ente pubblico territoriale


Porta Cremona, nota anche come Porta Cremonese, è un monumento di Lodi.

È l'unica rimasta tra le antiche porte di accesso alla città, impiegate per secoli come barriere daziarie.


In epoca medievale, per accedere alla città da sud bisognava attraversare un ponte levatoio sulla roggia Molina, e quindi la porta detta "cremonese". Per difendere e controllare il territorio della sottostante palude di Selvagreca, l'imperatore Federico II, nipote di Federico Barbarossa, nel 1234 fece erigere in questa zona anche un castello che ebbe però vita breve: dopo la morte dell'imperatore, nel 1251 i milanesi, entrati in città con l'aiuto di Sozzo Vistarini, ne imposero la distruzione.

Al giorno d'oggi, dalla scalinata che porta il nome dell'imperatore si può vedere una torretta di guardia, detta specola.
La porta cremonese presenta tre ingressi: quello centrale veniva utilizzato dai carri con le merci e dai nobili a cavallo, e veniva chiuso con un portone in legno al tramonto, i due laterali erano riservati ai pedoni.
L'aspetto attuale è dovuto al completo rifacimento realizzato tra il 1790 e il 1792 dall'architetto Antonio Dossena.

La barriera daziaria a Lodi venne abolita il 30 aprile 1911, in esecuzione della deliberazione del Consiglio Comunale del 23 aprile 1910; a ricordo dell'evento venne posta sulla Porta una lapide commemorativa.

Dopo la seconda guerra mondiale venne proposto di abbattere la porta, ormai divenuta inutile, per ragioni viabilistiche; tuttavia, in considerazione della sua importanza storica e architettonica, essa venne sottoposta a vincolo da parte della Sovrintendenza ai Monumenti e pertanto tutelata.

-------------------- ooo --------------------

Un documento di particolare interesse è stato redatto dall'Arch. Daniela Oreni nel 2011, significativa RELAZIONE STORICA di Porta Cremona, in 23 pagine complete di foto storiche e mappe.

Link:
http://www.comune.lodi.it/relazioni%20porta%20cremona/relazione%20storica%20porta%20cremona.pdf 


------------------
Fonti:
Wikipedia
Google Maps
Arch. Daniela Oreni

sabato 4 novembre 2017

Il Torrione

Il torrione del Castello di Lodi fa parte delle innovazioni apportate da Francesco Sforza al complesso fortificato di precedente epoca viscontea.

 I cambiamenti strutturali e le aggiunte dell'epoca sono espressione del nuovo tipo di fortilizio, dai caratteri esclusivamente militari e dall'impianto concepito per fronteggiare le armi da fuoco, che si va affermando in Italia nello scorcio del Quattrocento.
Il tipo della rocca si distingue da quello del castello medievale, oltre che per il suo scopo esclusivamente militare, senza concessioni all'aspetto residenziale o estetico, per connotazioni architettoniche e difensive nuove: spesse muraglie, bassi torrioni, imponente rivellino, profondi fossati, sistematico impiego dell'apparato a sporgere.


Il torrione originale a sezione rotonda, era alto circa 16-17 metri.
(foto sottostante)

Il torrione in una foto d'epoca prima dei lavori di innalzamento
 Nel 1905 il Comune di Lodi (proprietario dell'intero Castello dal 1866), fa innalzare la torre fino all'altezza di circa 33 metri, adibendola a serbatoio dell'acqua.
Dimensioni e struttura del torrione attuale sono da ricondurre a questo momento storico.


 La torre del Castello di Lodi è una struttura costituita da una parte storica originale (fondazioni e struttura fuori terra fino a 16-17 metri di altezza) e dalla parte superiore costruita in epoca recente. La muratura è realizzata in mattoni pieni su tutta la superficie. Lo spessore varia da 190 a 685 centimetri ai piani bassi. 
Attualmente solo gli ultimi due livelli del torrione sono visitabili attraverso l'accesso presente su un terrazzo concesso, assieme al resto dell'ex complesso fortilizio, in affitto alla Questura.

I restauri dell'anno 2010

I lavori di consolidamento e restauro del Torrione del Castello sono stati il primo intervento di attuazione dell'ambizioso progetto di recupero e valorizzazione turistica degli antichi percorsi sotterranei della Lodi medievale, che trovano proprio nel Torrione il loro principale "snodo", nonché il futuro punto di partenza degli itinerari alla scoperta della Lodi più misteriosa e nascosta.
Il progetto è stato elaborato dall'architetto Sergio Rettura, con la collaborazione del geometra Paolo Tarenzi per il rilievo geometrico del Torrione e del fossato, dell'architetto Cinzia Robbiati per il rilievo materico e del degrado del Torrione, del Revellino esterno ed interno e dell'ingegner Gabriele Malvasi per il progetto di consolidamento del paramento esterno.
L'operazione di restauro del Torrione ha comportato un investimento di circa 380.000 euro, su una spesa totale di 1 milione di euro prevista per il piano recupero della "Lodi Sotterranea", con una copertura finanziaria garantita prevalentemente dal Comune e in parte da un contributo della Fondazione Cariplo.

"In base ad una convenzione stipulata con il Comune - spiega il sindaco, Lorenzo Guerini - a realizzare l'intervento è stata direttamente l'Associazione Lodi Murata, ai cui studi e alle cui attività di promozione e divulgazione si deve la riscoperta dei percorsi sotterranei e l'intuizione di recuperarli ai fini della valorizzazione turistica. I capisaldi di questo percorso saranno il Torrione, il Revellino esterno, il Revellino interno, il fossato del Castello e i ruderi dell'arco sottostante la Porta Regale. In questo primo lotto di opere, relative al Castello, la priorità è stata assegnata al recupero del Torrione, a causa del suo degrado. Ha preso così il via un progetto di straordinaria importanza per la città, che contribuirà a preservare preziose testimonianze del suo passato e a favorirne la conoscenza, non solo tra i lodigiani ma tra un pubblico più vasto, con l'obiettivo di diventare un punto centrale e qualificante dell'offerta turistica di Lodi".

Di seguito, le principali fasi dell'intervento realizzato:
  • consolidamento e ricostruzione del paramento murario; le zone crollate sono state ricostruite con laterizi di tipologia e dimensione simili agli esistenti
  • messa in sicurezza dei merli e delle copertine tra i merli con integrazione dei laterizimancanti, rimozione e riposizionamento di tutte le parti in fase di distacco
  • sistemazione del tetto e della lanterna, compreso riposizionamento dell'asta portabandiera
  • verifica dello stato dei cornicioni in laterizio e integrazione delle parti mancanti
  • stilatura dei conci del cornicione in pietra
  • consolidamento delle architravi lapidee fratturate, con inserimento di protesimetalliche e malte di calce
  • risarcitura delle lesioni con iniezioni di malte a base di calce idrata
  • sanificazione, disinfestazione ed applicazione di reti e dissuasori anti volatili sui lati interni di tutti i vani
  • lavaggio dell'intera struttura con acqua demonizzata a bassa pressione


------------------------------------
Fonti:
http://www.comune.lodi.it
http://www.milanoneicantieridellarte.it

Castello Visconteo




Indirizzo: Piazza Castello, 30 (Nel centro abitato, isolato) - Lodi (LO)

Tipologia generale: architettura fortificata

Tipologia specifica: castello

Epoca di costruzione: ca. 1370

Uso attuale: intero bene: uffici della Questura

Uso storico: intero bene: destinazione originaria

Condizione giuridica: proprietà Stato

Configurazione strutturale:
La torre rotonda mantiene di originale il basamento a scarpa sul quale si innesta il corpo cilindrico che termina con una merlatura a coda di rondine ed è stato ricostruito all'inizio del Novecento per ospitare la cisterna dell'acqua potabile.

Il Castello Visconteo di Lodi è una costruzione medievale che fungeva da fortezza difensiva.
La cittadina lombarda era circondata da una cinta muraria, lungo la quale si aprivano tre porte di accesso alla città (Porta Imperiale, Porta Cremonese, Porta Pavese.

Castello Visconteo in una mappa
La porta Regale, che dava verso Milano era la più insicura, e quindi Federico Barbarossa decise di commissionare l’edificazione del Castello. La struttura venne rimaneggiata varie volte con il passare del tempo, e ciò che noi possiamo ammirare oggi risale al periodo che va dal 1355 al 1370, su commissione di Barnabò Visconti, che desiderava avere anche quattro torri e profonde prigioni, da situare nel sottosuolo.

Le modifiche apportate successivamente sono importanti perché hanno consentito di preservare l’integrità dell’edificio in quanto struttura difensiva. Le tecniche belliche andavano sempre più affinandosi, e la fortezza doveva anche resistere alle cariche dell’artiglieria.
Sotto la dominazione austriaca di Francesco Giuseppe l’edificio subì notevoli danni a causa di lavori che hanno demolito l’edificio.

Oggi il Castello Visconteo non è visitabile, in quanto è sede della Questura della Polizia di Stato.
 Nel 1906 uno dei torrioni del Castello Visconteo venne modificato per contenere le acque dell’acquedotto comunale. Alcuni storici ipotizzano che Lodi fosse attraversata da una rete viaria sotterranea, che collegava le varie zone della città. Probabilmente la galleria che partiva dal Castello conduceva al Sagrato di Piazza della Vittoria

--------------------------
Fonti:
http://www.geoplan.it

venerdì 16 giugno 2017

Tarantasio il mostro del lago Gerundo

http://www.bassabergamascaoccidentale.it/wp-content/uploads/2016/10/14572444_1223238004363122_8017970938773377311_n.jpg

Storie e leggende si tramandano per il drago del Lago Gerundo.
Tra le curiosità, ad Arzago è conservata una colonna che il sindaco abbraccia fisicamente quando giura fedeltà dopo la sua elezione e che, secondo gli anziani, veniva utilizzata come punto d'attracco per le barche: ma quali barche, visto che l'Adda scorre a chilometri dal paese?
A Pontirolo metà dell'abitato si trova più in basso rispetto al resto del paese e, dietro la chiesa parrocchiale di San Michele, che svetta nella parta «alta» del territorio, c'è una strada che si chiama via Costiola: ma a quale «costa» si fa riferimento? E ancora: tra Fara d'Adda e Cassano si trova la località Taranta, ma qual è l'origine di questo strano nome?

La risposta a tutti questi interrogativi sta nel lago Gerundo, un vastissimo specchio d'acqua che, secondo la tradizione, avrebbe occupato secoli fa il territorio dell'attuale Gera d'Adda, fino alle attuali province di Crema e Lodi, e a cavallo con il Milanese. Anzi, Crema sarebbe nata proprio su una delle isole in mezzo al lago, l'isola Fulcheria, mentre Lodi spuntava sul monte Eghezzone, altra altura che fuoriusciva dal lago. 

http://files.pianuradascoprire.it/galleryPhoto/100/149/0.jpg

Il nome Gerundo deriverebbe da «gera», vale a dire ghiaia.
Durante le invasioni barbariche (tra il II e il V secolo d.C.) il lago raggiunse i 35 chilometri di larghezza, i 50 di lunghezza e i 25 metri di profondità: talmente grande da essere chiamato mare, benché «mara» in latino significhi anche palude.

Alimentato dai fiumi Adda, Brembo, Serio e Molgora, il Gerundo veniva navigato con delle piroghe. Residui di questo leggendario lago sarebbero stati prosciugati attorno all'anno Mille, nel corso di una bonifica fatta da monaci di quella che ormai era diventata una zona acquitrinosa e pericolosa per la salute. Proprio l'aria insana che fuoriusciva dal lago ha dato origine al mito nel mito: anche il lago Gerundo, come tutti i laghi che si rispettino, aveva il suo mostro.
Si chiamava Tarantasio, aveva un alito pestilenziale, faceva affondare le barche e mangiava i bambini.

https://www.vitalianobiondi.it/s/cc_images/teaserbox_45281015.jpg?t=1487438313
A seconda delle zone, il Nessie di casa nostra si presentava con una diversa «forma»: serpente, mostro alato, drago, leone di mare, enorme cane. E, sempre a seconda del territorio, sono diverse anche le leggende tramandate sulla sua uccisione: ammazzare Tarantasio significava diventare eroi o consacrare il proprio eroismo. 

E infatti i «candidati» all'uccisione del mostro del Gerundo sono nomi noti della storia, non solo locale. I più conosciuti sono cinque.
 Primo: il patrono delle acque San Cristoforo che, secondo la tradizione, portava Gesù sulle spalle e per questo, grazie alla sua intercessione, venivano salvati dal lago i bambini che rischiavano di essere uccisi da Tarantasio.
Secondo: il vescovo di Lodi Bernardo de Talente, alla guida della diocesi dal 1296 al 1307. Grazie a lui Tarantasio sarebbe apparso l'ultima volta il giorno di San Silvestro del 1299: il primo gennaio 1300 il mostro scomparve del tutto e il lago evaporò.
Terzo: San Colombano, lo stesso che venne dagli abitanti di Inverness per uccidere il mostro di Loch Ness. Agilulfo, re longobardo, gli chiese di fare lo stesso con Tarantasio. Sarebbe riuscito nel suo intento dove oggi sorge il comune milanese di San Colombano al Lambro.
Quarto: nientemeno che Federico Barbarossa

Dopo il 1150 la sua fama fu molto esaltata in Lombardia e, proprio per questo, non si sarebbe potuto che addebitare a lui anche l'uccisione di un mostro lacustre. Nello stemma della sua casata, gli Hohenstaufen, è inoltre presente un leone che richiamerebbe Tarantasio.

Infine la leggenda più «bergamasca»: Tarantasio sarebbe stato ucciso nel XII secolo dal capostipite dei Visconti, Umberto. I Visconti governarono Milano dal 1277 al 1447 alimentando leggende sulla loro origine. Umberto uccise Tarantasio nella campagna di Calvenzano: da qui l'origine del simbolo della casata, il Biscione che mangia un bambino, citato anche da Dante nel canto VIII del Purgatorio – «la vipera che il milanese accampa» – e ripreso dal Comune di Milano e, in tempi più recenti, da Mediaset, dall'Inter, dall'Alfa Romeo.


Tarantasio è poi noto a livello internazionale, anche se pochi lo sanno, perché l'Eni avrebbe preso spunto da Tarantasio per disegnare il cane a sei zampe dell'Agip, visto che il primo giacimento di metano venne scoperto nel 1944 a Caviaga, frazione di Cavenago d'Adda, nel Lodigiano, in piena zona Gerundo.


Di Tarantasio restano dunque oggi parecchie testimonianze (compresa una costola, in realtà riconducibile a un animale preistorico), così come del lago. Le più evidenti sono le coste (da Pontirolo a Casirate è chiaro il dislivello del terreno), poi i toponimi (Gera d'Adda, via Gerola, via Costiola) e alcuni reperti come le colonne per gli ormeggi delle navi (ad Arzago, Pandino, Rivolta, Casirate, Truccazzano).

In realtà, 25 mila anni fa l'intera Pianura Padana era sommersa d'acqua, che si è poi prosciugata: in alcuni punti rimasero specchi d'acqua e il Gerundo sarebbe stato tra questi. Il primo a citarlo fu Plinio il Vecchio, cronista d'epoca romana: nella «Naturalis historia» (77 d. C.) fece riferimento ad alcune zone da bonificare, compreso il Gerundo. In epoca longobarda Paolo Diacono scrive: «Causa l'incessante e torrenziale pioggia, l'irruenza dei fiumi Adda, Serio e Oglio, straripando sulla pianura in massa enorme e incontrollabile, creano il grande lago».

Umberto Cordier, nella sua «Guida ai draghi e mostri in Italia» del 1896, scriveva: «La realtà fisica del Gerundo è indiscutibile: si fonda su macroscopiche prove geologiche, paleontologiche, archeologiche, documentali».
 Insomma, benché prosciugato, il lago Gerundo è ancora lì, nella Gera d'Adda.
E basta poco per vederlo.

Fabio Conti
R.clemente
-------------------------------------
Fonte: http://www.ecodibergamo.it/stories/storie-dimenticate/393539_copia_di_nelle_acque_del_lago_gerundo_sulle_tracce_del_mostro_tarantasio


sabato 20 giugno 2015

Museo "Laus Pompeia"



Gli scavi archeologici nel territorio di Lodi Vecchio cominciarono fin dal 1800: su iniziativa della nobile famiglia Cavezzali, l'indagine dell'antica Laus prese avvio dall'area del presunto foro, alla ricerca di oggetti di pregio con cui arredare stanze e giardini della propria dimora cittadina, a Lodi.


E così fu: statue di marmo e bronzo riempirono tre stanze fino al 1835, anno in cui l'intera collezione fu venduta a Ferdinando I d'Asburgo per la rilevante somma di 30.000 lire austriache, a sottolinearne l'importanza e la consistenza.


 Per campagne di scavo più consistenti da parte della Soprintendenza si dovette tuttavia attendere fino alla metà del Novecento: i ritrovamenti occasionali precedenti, affiancati ad un'intensa attività di studio dei documenti, indirizzano i primi sondaggi, condotti dal 1955 al 1958, seguiti poi, a partire dal 1988, da una serie di interventi sistematici ancora oggi in corso e che di frequente precedono l'apertura di cantieri per lavori pubblici o la costruzione di edifici residenziali.
 In questo panorama, un nome da non dimenticare è quello di Antonio Frova, che diresse con entusiasmo e passione tre campagne di scavi di cui ancora oggi rimane traccia nella zona di piazza Santa Maria, lungo il presunto decumano e nella zona nord-orientale della città. In piazza Santa Maria, probabile area del foro romano, oggi è collocato l'edificio dell'Ex Conventino: a pochi passi dall'edificio medioevale è stata portata alla luce l'area archeologica accessibile al pubblico e visibile dalla Piazza stessa.



 Lungo il presunto decumano (via Giovanni XXIII), ancora oggi sono parzialmente visibili all'occhio del visitatore attento i resti appartenenti al teatro e all'anfiteatro.
 

Alcuni ritrovamenti emersero anche nella zona nord-orientale della città, dove venne parzialmente ricostruito il tracciato della cinta muraria. Tali dati archeologici, uniti alle indagini sul territorio mediante fotografia aerea e alla lettura delle fonti storiche, hanno permesso di ricostruire un quadro topografico dell'antico abitato di Laus Pompeia, nonostante le difficoltà sottolineate da Frova stesso dettate da "un'esasperata volontà di distruzione" e da "un'opera intenzionale di scalzamento" che seguirono alle distruzioni del 1111 e del 1158 e alla conseguente edificazione di Lodi.

 L'immobile denominato Ex Conventino sorge sui resti della facciata dell'edificio di età romanica dell'ex Cattedrale di Santa Maria. Dal punto di vista storico sono stati individuati alcuni momenti salienti delle trasformazioni di questo complesso, che permettono di far risaltare l'importanza ed il significato di questi reperti architettonici. Verso la fine del XIV secolo, il vescovo Cadamosto avviò la ricostruzione di una chiesa in mattoni su quanto rimasto dell'originario oratorio in pietra.


Tale ricostruzione è contemporanea ad altre opere intraprese nello stesso secolo per altre chiese lodigiane, tra le quali San Marco, San Lorenzo, Sant'Agnese, San Francesco di Lodi. Nel 1457, con il consenso del vicario generale del vescovo Pallavicino, ci fu l'affidamento ai Canonici di Sturla e in seguito la cessione da parte del Seminario di Lodi alle Orsoline che ci risiedettero in forma conventuale dal 1690 fino alla soppressione del collegio avvenuta nel 1811. La successiva distruzione dell'edificio monastico e della cattedrale si fa risalire ad una data presunta intorno alla seconda metà del XIX secolo. I rilievi effettuati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia hanno messo in luce le fondazioni della cattedrale laudense, da cui emerge la monumentalità del complesso di Santa Maria pur nelle condizioni di assoluto degrado attuale. Il Comune di Lodi Vecchio ha in seguito incaricato il Dipartimento di Progettazione dell'architettura del Politecnico di Milano, che ha elaborato disegni e rilievi dai quali si è partiti per le ipotesi di ricostruzione e per la riconsiderazione progettuale del Conventino e dello scavo archeologico dell'ex basilica come di un unico corpo architettonico anche se da considerarsi per parti successivamente aggiunte e modificate. 

L'ex Conventino è stato acquistato dal Comune di Lodi Vecchio nel 1998, quando versava in conduzioni d'assoluto degrado ed è stato oggetto di un progetto di recupero e riqualificazione, approvato sia dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici sia dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici. All'interno dell'edificio sono state riportate alla luce anche alcune preesistenze murarie dell'ex cattedrale. Di rilievo sono da segnalare i basamenti di alcune colonne che aiutano a definire la monumentalità originaria.


Criteri espositivi - itinerario di visita

L'edificio è ora destinato ad una funzione pubblica di tipo culturale, legata alla valorizzazione dei reperti archeologici del sito.




 Ad essa si aggiunge una funzione espositiva su ampia scala, spesso destinata alla valorizzazione ed esposizione di quadri e fotografie di rilevanza per l'arricchimento culturale della cittadinanza e della provincia.



 La struttura dell'edificio risulta particolarmente funzionale allo scopo: le cinque sale al piano inferiore consentono l'organizzazione tematica del materiale esposto, grazie anche all'ausilio di vetrinette fornite ciascuna di illuminazione indipendente che permettono una disposizione protetta e ben visibile dei pezzi collezionati.




 Al piano superiore, l'ex Conventino offre una sala più ampia frequentemente adibita a sala espositiva o a sala conferenze.




 Le finestre della stessa sala offrono una vista d'insieme sull'area archeologica, presentando all'occhio del visitatore un cono visivo che permette di ammirare la Basilica dei XII Apostoli, in linea d'aria non molto distante dalla struttura.










-----------------------------------------
Nuovo Museo Laus Pompeia
Piazza Santa Maria, presso la Cascina Corte Bassa 
26855 Lodi Vecchio (LO) 
Tel. 0371.405006 (Comune) 
Fax 0371.754351 (Comune) 
E-mail: info@comune.lodivecchio.lo.it
Aperture su richiesta
---------------------------------------------
-----------------
Fonte: http://www.museilodi.it/aree%20naturalistiche/arearcheologica/lodivecchio

Santuario della Beata Vergine del Pilastrello - Dovera




Lasciata la città di Lodi, in direzione di Bergamo, oltrepassato il ponte di Lodi, si prosegue tra queste fertili campagne, e a soli 6 chilometri da Lodi, si incontra l’abitato di Dovera.

Il complesso del Santuario sorge al centro del paese, lungo la statale Bergamina (poco prima del municipio e della parrocchiale), qui sorgono due edifici: il Santuario della Beata Vergine del Pilastrello (comunemente detto "Chiesa dei Santoni" per due dipinti, di proporzioni gigantesche, affrescati sulla facciata) e, più arretrato, il cosiddetto Santuarietto.

L'apparizione
Il 14 maggio del 1386, un pomeriggio di sole e di primavera, Caterina, una buona e povera 
fanciulla audiolesa, con la mano destra paralizzata, viene alla fonte per i suoi impegni di ogni giorno, e si ferma a pregare davanti alla Immagine della Madonna dipinta sul vicino Pilastrello.
Un improvviso bagliore la scuote: all’altra parte del ruscello, una nobile Signora, raggiante di luce, le chiede la mano per attraversare l’acqua. Caterina porge il braccio monco, la Signora vi si appoggia, le ridona miracolosamente la mano e subito scompare.
La fanciulla, colma di meraviglia, corre ad annunciare con gioia la sua guarigione alla madre. In un istante ha riavuto la mano destra e l’uso della parola e dell’udito.

[ A sinistra San Cristoforo e a destra Sant'Antonio Abate ]
La notizia del fatto si divulga in un baleno; la sera stessa una grande folla giunge da Lodi per vedere il miracolo della Madonna.
 Si provvede subito ad erigere una cappella a protezione del Pilastrello con l’Immagine della Madonna, ed in un secondo tempo viene eretta una Chiesa, che ancora esiste ed è chiamata «Chiesa dei Santoni» per le due gigantesche figure di San Cristoforo e di Sant’Antonio Abate, dipinte sulla facciata, ai lati della porta di ingresso.

"Chiesa dei due Santoni"
Un’altra prova dell’autenticità dell’Apparizione ci viene da due affreschi quattrocenteschi, scoperti nel 1967 dal Cav. Cesarino Minestra nel corso di un restauro della «Chiesa dei Santoni».
La Chiesa dei Santoni, è giunta a noi pressochè intatta, anche se, nel corso dei secoli, ha subito numerosi danni, per essere stata utilizzata come ospizio per i poveri, come caserma, come lazzaretto.
Sulla parete interna della facciata, a destra e a sinistra è raffigurata la fanciulla nell’atto di presentare la mano malata alla Madonna dalla quale riceve la guarigione. Sono dipinti dei primi anni del 1400, e quindi molto vicini all’avvenimento dell’Apparizione stessa, e pertanto molto importanti come prova di autenticità.


E' un edificio tardo trecentesco, semplice e rustico, impostato su schemi gotici. All'esterno l'edificio è preceduto da un pronao, con pilastri di mattoni, travature lignee e coppi di copertura, che protegge la facciata in mattoni a vista, ornata di lesene, sagomature e cornici intorno alla porta e con archetti in cotto alla sommità.


Il piccolo portale è sormontato da una lunetta ogivale che racchiude ciò che resta di un Cristo in Pietà, emergente dal sepolcro. Sopra l'arco è affrescata un'Annunciazione; tra le figure dell'Angelo, di Maria e dell'Eterno Padre con la colomba dello Spirito Santo, si apre una finestrella cruciforme che sostituisce il tradizionale rosone. Sui lati, a fianco della porta, campeggiano due gigantesche immagini: a sinistra S.Cristoforo e a destra S.Antonio Abate; il primo protettore dei viandanti, il secondo protettore degli animali, molto venerato nelle zone agricole. Questi affreschi sono databili agli inizi del Quattrocento. Completa l'esterno un lineare campanile secentesco.

L'interno è a una sola navata suddivisa in tre campate da archi di rinforzo sovrapposti alle pareti e agli affreschi già esistenti, con copertura lignea; l'aula terminata con abside poligonale.


L'importanza della chiesa è data dalla decorazione pittorica della fascia inferiore delle pareti e della controfacciata. Una serie di affreschi votivi riveste i muri di Madonne con il Bambino, Santi ed episodi della vita di Cristo. I dipinti furono eseguiti tra la fine del Trecento e il primo decennio del Quattrocento. 


Sono stati ridipinti nel corso dei secoli e più volte restaurati; l'ultimo intervento risale al 1987. Moderne, ma eseguite nello stile antico, sono le figure di S.Agnese, di S.Francesco e dell'Albero di Jesse, nella parte centrale della parete destra in alto.




Nell'abside è collocata l'Antica immagine del Pilastrello, trasportata qui nel 1639 e restaurata nel 1835 dal pittore Antonio Bottazzi di Cremona. L'altare è separato dalla navata da una balaustra in marmo datata 1744.



[ Fonte: http://www.parrocchiadidovera.it/images/stories/sito/Santuario/trascrizionesettecentesca ]

-----------------------------------------------
Santuarietto
Il «Santuarietto» è stato costruito sull’area di una precedente cappella demolita nel 1639 e ricostruita nel 1642 perché pericolante,eretto sull'area della cappella protettiva dell'affresco del Pilastrello.
 Esternamente ciò che lo differenzia dagli altri è la presenza della cupola ottagonale.



L'interno è costituito da una specie di atrio ornato nella volta da affreschi moderni raffiguranti i Dottori della Chiesa, di Renato Fasoli, e sulle pareti i Santi Bernardo e Domenico attribuiti talvolta a Cesare Secchi, talvolta a don Giuseppe Marturini.




 Più interessanti gli affreschi dei due altari laterali; quello a destra, raffigurante l'Apparizione della Vergine a Caterina, è un notevole affresco della metà del Settecento attribuibile al cremasco Mauro Piacenardi o al milanese Francesco Corneliani; quello di sinistra, intitolato Madonna della pace, è un'opera eseguita nel 1922 da Cesare Secchi.


Dietro questo atrio si apre una cappella di forma ottagonale, sormontata da una cupola alta 25 metri sorretta da 8 colonne di graniglia, eretta nel 1922 in seguito al voto fatto durante la prima guerra mondiale del 1914 - 1918, che custodisce il gruppo ligneo raffigurante l'Apparizzione della Madonna a Caterina, eseguito nel 1922 dai fratelli Cappuccini di Milano, su disegno di don Giuseppe Marturini.


 L’interno è del 1600, mentre la facciata è in stile rinascimentale.


I dipinti e le decorazioni della cappella sono opera moderna di Alessandro Casali e Cesare Minestra. Sulle pareti e in sacrestia sono conservati numerosi ex voto, caratteristica del santuarietto
Le due Chiese così vicine stanno a dimostrare il valore della Apparizione della Madonna.







La parrocchia di Dovera è molto antica, in origina apparteneva probabilmente alla soppressa diocesi di Palazzo Pignano, poi passò a quella di Bergamo.
Nel XII secolo Dovera passò al feudo e diocesi di Pavia e vi rimase fino al 13 giugno 1820. Da allora appartiene alla Diocesi di Lodi
Nell’Anno Mariano 1954, il 14 maggio, dopo una solenne processione, la statua della Madonna viene incoronata con la corona d’oro donata dai fedeli di Dovera, per le mani del vescovo di Lodi, Mons. Tarcisio Vincenzo Benedetti
--------------------------------
Foto: Angelo Galani
Fonte: http://www.donbosco-torino.it/ita/Maria/calendario/06-07/005-B_Vergine_Pilastrello.html
Fonte: http://www.parrocchiadidovera.it/index.php?option=com_content&view=article&id=158&Itemid=39
Fonte: http://www.storiadeisordi.it/articolo.asp?ENTRY_ID=160